Due fazze, due razze
La Grecia si farà processare in contumacia e, purtroppo per lei, c’è un giudice a Berlino. L’assenza annunciata dei più importanti esponenti del nuovo governo – il premier Samaras e il ministro delle Finanze, da ieri dimissionario, Rapanos – al vertice di Bruxelles previsto per giovedì e venerdì prossimi tinge di cupa comicità la circostanza: entrambi alle prese con problemi oculistici o più misteriosi malanni, i due leader simboleggiano alla perfezione la sopraggiunta, furbesca cecità della classe dirigente ellenica.

La Grecia si farà processare in contumacia e, purtroppo per lei, c’è un giudice a Berlino. L’assenza annunciata dei più importanti esponenti del nuovo governo – il premier Samaras e il ministro delle Finanze, da ieri dimissionario, Rapanos – al vertice di Bruxelles previsto per giovedì e venerdì prossimi tinge di cupa comicità la circostanza: entrambi alle prese con problemi oculistici o più misteriosi malanni, i due leader simboleggiano alla perfezione la sopraggiunta, furbesca cecità della classe dirigente ellenica. Gli ultimi capi d’accusa contestati ad Atene sono inadempienza e truffa ai danni dell’Unione europea, per via dei (veri o presunti) settantamila impiegati della Pubblica amministrazione assunti di straforo negli ultimi due anni. Alla faccia della bonifica promessa da Atene alla Troika, i cui rappresentanti si stanno adesso precipitando nell’Ellade per verificare l’entità della malefatta. Intanto i tedeschi fanno sapere che “nessuna decisione sulla Grecia verrà presa al summit del 28 e 29 giugno a Bruxelles”. Come a dire che al fato non si comanda: “Non si faranno concessioni”, ha già anticipato il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle circa la richiesta ateniese di rinviare per un paio d’anni gli obiettivi di risanamento cui la Grecia s’è vincolata in cambio degli aiuti finanziari.
Domandare clemenza alla corte penale euroteutonica mentre si è accusati di aver truccato nuovamente le carte ufficiali, al netto delle insanabili differenze ontologiche tra nordici e mediterranei (due fazze, due razze), è certo il modo migliore per far infuriare ulteriormente Berlino. Oltretutto, come dimostra il dossier appena pubblicato dallo Spiegel sulla catastrofe recessiva che si abbatterebbe sulla Germania in caso di fallimento della moneta unica, Angela Merkel rischia di trovarsi a breve in un angolo buio, stretta tra l’incubo di una caduta libera e il ricatto rappresentato dalla fanfaronaggine ellenica, dalla debolezza spagnola, dall’indecidibilità italiana. E i tedeschi, come noto, non soltanto diffidano dell’empirismo anglosassone e giudicano l’economia come un ramo della filosofia morale (Monti dixit), hanno anche un’atavica tendenza a esasperare i drammi con punte di crudeltà. E’ la sindrome da crepuscolo degli dèi: se Atene continua così, presto nelle cancellerie europee non si parlerà d’altro.